I ROBOT NON CANCELLANO IL LAVORO

Intervista al capo dell'azienda leader nei materiali autoadesivi di Caponago: "Restiamo un modello familiare con visione globale".
16 giu 2016 | RITRAMA WORLD

Si “attaccano” a tutto. Gigante mondiale delle etichette e nella produzione di materiale autoadesivo, la Ritrama - per tantissimi - ha le sembianze del quartier generale che si affaccia da Caponago sulle corsie della autostrada A4 («Tutto marketing gratuito»). L’azienda, stoppata nei suoi piani di espansione a Monza nel 2006, si è spostata nel piccolo comune brianzolo e da lì guarda al mondo. Con 400 milioni di fatturato e centinaia di dipendenti, oggi, sotto la guida di Tomas Rink, figlio del fondatore Arnold Rink e appartenente a una famiglia austriaca sbarcata in Lombardia negli anni ’60, ha impianti produttivi negli Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Spagna, Cile e centri di taglio sparsi per il mondo . «Eppure restiamo un’azienda familiare brianzola, con una visione globale», spiega Rink incontrando "il Cittadino" nella sala riunioni da cui si aprono finestre che danno sullo stabilimento sottostante: uno stanzone caoticamente ordinato dove arrivano rotoloni bianchi alti più di uomo che finiscono risucchiati da enormi macchine e diventano autoadesivi, “materia prima” per chi poi fa etichette (cioè i clienti di Ritrama).

Per un’azienda così cos’è l’Italia? 
Se parliamo di numeri, per noi rappresenta circa il 40% del fatturato nell’Unione Europea: non è un paese nel quale è facile produrre...

Nel vostro settore l’automazione la fa da padrone. Ha ragione chi teme per il futuro dell’occupazione? 
Non credo. Cambia il prodotto, e il modo di produrre. Grazie alla tecnologia e all’ automazione riusciamo a fare di più spendendo meno con le stesse persone. Il nostro nuovo stabilimento in South Carolina è totalmente automatizzato. Questo non ha effetti negativi sull’occupazione: anzi, servono professionalità per migliorarci.

Con che criteri vi siete allargati quasi in tutti i continenti in pochi decenni? 
In parte abbiamo seguito trend di mercato, per esempio aprendo in Cina negli anni di massimo sviluppo. In altri casi abbiamo impostato una strategia di sviluppo per servire al meglio i mercati che ci eravamo posti come obiettivo: per esempio il Perù e la Costarica, funzionali alla nostra crescita in Sud America. Avendo diversificato i paesi, siamo sempre riusciti a reggere bene anche a periodi meno felici in alcune aree.

Avete però proseguito l’ampliamento anche in Italia. 
Sì, abbiamo una nuova sede a Basiano (provincia di Milano, ndr), al crocevia tra Brianza, capoluogo di regione e zona bergamasca: un raccordo logistico perfetto. Abbiamo approfittato di uno spazio preesistente che si è svuotato.

Per un gruppo come il vostro quanto conta la geopolitica? Per esempio: siete presenti anche a Manchester, cosa si aspetta dal voto sulla Brexit? 
La mia speranza è che la Gran Bretagna resti in Europa. È vero però che al lato pratico per noi non ci sarebbero gravi conseguenze economiche. Sono più preoccupato da Russia e Turchia e dall’instabilità in quelle aree.

Diceva che in Italia non è conveniente produrre. Quanto conta la moneta? 
Sicuramente poter svalutare la lira ci dava grandi vantaggi. Chissà che i miei nipoti non rivedano in futuro qualcosa di simile...non è poi impensabile che l’Unione monetaria si disgreghi.

Ma davvero il modello familiare è valido in un contesto simile? 
È l’unico vincente, mi creda. Se si ha la fortuna di poterlo continuare assicura decisioni veloci, e una più forte condivisione.

Lei è sempre stato dell’idea di fare il mestiere di suo padre? 
Direi proprio di sì. I miei figli (Ricardo e Ronald, ndr) hanno avuto un percorso più lungo, poi si sono convinti e oggi sono molto contenti della scelta fatta.

Come vede l’Italia dal punto di vista di Ritrama? Approva questo governo? 
Continuo a vedere buone prospettive. Credo che Renzi sia l’unico che può continuare il lavoro fatto fin qui: mi auguro lo faccia.
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